La Ley Canaria de la Ciencia rafforza il rapporto tra ricerca, imprese e Régimen Económico y Fiscal. L’obiettivo è attrarre investimenti tecnologici e lavoro qualificato, ma il nuovo beneficio fiscale non riguarda indistintamente tutte le aziende private.
Le Isole Canarie provano ad affiancare alla tradizionale leva fiscale una nuova strategia fondata su ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico. Con la Ley 5/2026, de 16 de julio, Canaria de la Ciencia, pubblicata nel Boletín Oficial de Canarias il 27 luglio 2026, l’arcipelago ridisegna il proprio sistema scientifico e introduce strumenti destinati a rafforzare la collaborazione tra università, centri di ricerca, amministrazioni e imprese.
La legge entrerà in vigore il 16 agosto 2026 e contiene alcune misure potenzialmente importanti per la competitività del territorio: il tipo zero dell’IGIC per determinate operazioni collegate alla ricerca, tempi amministrativi ridotti per i progetti di R&S, maggiore ricorso alla compra pública innovadora, nuovi strumenti per attrarre personale qualificato e spazi nei quali sperimentare tecnologie e modelli di business.
Il messaggio politico ed economico è chiaro: le Canarie vogliono trasformare il proprio Régimen Económico y Fiscal in una piattaforma capace non soltanto di ridurre il carico tributario, ma anche di favorire attività produttive ad alto valore aggiunto.
La portata concreta della riforma richiede, tuttavia, una lettura prudente. Il nuovo IGIC zero non è destinato automaticamente a tutte le start-up o imprese tecnologiche. La legge, inoltre, non modifica l’aliquota del 4% della Zona Especial Canaria né elimina i requisiti sostanziali richiesti per accedere al regime.
Dalla fiscalità agevolata a un ecosistema dell’innovazione
Il nuovo provvedimento sostituisce la precedente legge canaria sulla ricerca, risalente al 2001, e riorganizza il Sistema Canario de Ciencia, Tecnología e Innovación.
La ricerca scientifica viene espressamente collegata alla diversificazione economica, alla competitività, all’internazionalizzazione e alla creazione di occupazione qualificata. L’obiettivo non è soltanto produrre conoscenza, ma trasformarla in nuovi servizi, tecnologie, brevetti, imprese e opportunità di investimento.
La legge punta a rafforzare la collaborazione tra università, centri pubblici e settore privato, favorendo l’utilizzazione economica dei risultati della ricerca. Per un territorio storicamente dipendente dal turismo e dai servizi, si tratta di una scelta strategica: creare un secondo motore di sviluppo fondato su digitale, scienza, energia, sostenibilità e nuove tecnologie.
È prevista anche una piattaforma informativa destinata a riunire dati e opportunità del sistema canario della ricerca. Se adeguatamente sviluppata, potrà rendere più semplice per imprese e investitori individuare partner scientifici, infrastrutture disponibili, programmi di finanziamento e progetti condivisi.
Un altro asse della riforma riguarda il talento. Le Canarie vogliono migliorare la propria capacità di attrarre e trattenere ricercatori, tecnici e professionisti altamente qualificati, contrastando una delle principali debolezze delle economie insulari: la difficoltà di costruire e mantenere nel territorio competenze specialistiche.
IGIC zero per la ricerca: il beneficio non è per tutti
La novità fiscale più immediata è l’introduzione del tipo zero dell’IGIC per determinate cessioni di beni, prestazioni di servizi e importazioni destinate direttamente ad attività di ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica.
Per definire le attività ammesse, la legge rinvia all’articolo 35 della Ley del Impuesto sobre Sociedades, che distingue la ricerca e sviluppo dall’innovazione tecnologica e dalle attività ordinarie di aggiornamento, progettazione o miglioramento commerciale.
Non è quindi sufficiente che un’impresa utilizzi software, sviluppi un sito internet, digitalizzi alcuni processi o presenti il proprio prodotto come innovativo. Il progetto deve possedere un contenuto scientifico o tecnologico effettivamente riconoscibile secondo la normativa fiscale.
Il principale limite riguarda, però, i beneficiari diretti. Il tipo zero è riservato alle attività sviluppate da enti di diritto pubblico competenti in materia di ricerca oppure da società appartenenti al settore pubblico che soddisfino i requisiti previsti dalla legge.
Non si tratta, pertanto, di una riduzione generalizzata dell’IGIC a favore di tutte le imprese private, delle start-up o delle società autorizzate nella ZEC.
Il settore privato potrà comunque beneficiarne indirettamente. Le imprese che forniscono tecnologie, attrezzature, servizi o soluzioni a università, centri di ricerca e soggetti pubblici qualificati potranno trovare un mercato più favorevole, nel quale l’assenza dell’imposta riduce il costo finale dell’investimento.
La misura può quindi stimolare la domanda pubblica di innovazione e rendere più conveniente la collaborazione tra operatori privati e sistema scientifico canario. Il suo effetto dipenderà però dalla capacità degli enti di attivare progetti, investimenti e commesse di dimensione significativa.
Tempi dimezzati per i progetti di ricerca
Uno dei problemi più frequentemente segnalati dagli investitori riguarda la durata delle procedure amministrative. La nuova legge prova a intervenire anche su questo fronte.
I progetti qualificabili come ricerca e sviluppo ottengono una trattazione urgente e preferenziale. La normativa prevede la riduzione alla metà di numerosi termini relativi a procedimenti amministrativi, autorizzazioni, urbanistica, licenze e valutazioni ambientali connesse ai progetti.
Per un’impresa che deve realizzare un laboratorio, installare attrezzature, avviare un impianto sperimentale oppure trasformare una soluzione tecnologica in attività produttiva, la velocità delle decisioni può essere importante quanto il vantaggio fiscale.
Il dimezzamento dei termini rappresenta quindi uno degli elementi potenzialmente più attrattivi della riforma. La reale efficacia dovrà essere valutata sulla base dei tempi concretamente impiegati dagli uffici pubblici e della capacità delle diverse amministrazioni canarie di applicare criteri omogenei.
L’obiettivo dichiarato è evitare che un progetto innovativo perda finanziamenti, investitori o opportunità di mercato a causa di ritardi incompatibili con i tempi dell’economia tecnologica.
La pubblica amministrazione diventa cliente dell’innovazione
La legge attribuisce un ruolo centrale anche alla compra pública innovadora, ossia all’acquisto da parte delle amministrazioni di soluzioni tecnologiche nuove o non ancora pienamente disponibili sul mercato.
Lo strumento può consentire al settore pubblico di partecipare alla fase di sviluppo di prodotti e servizi destinati a soddisfare bisogni collettivi, dall’energia alla sanità, dalla gestione delle risorse idriche alla mobilità, dalla sicurezza alla digitalizzazione dei servizi.
Per una start-up o una piccola impresa innovativa, ottenere una prima commessa pubblica può rappresentare un passaggio decisivo. Significa testare il prodotto in un contesto reale, dimostrarne l’utilità, acquisire una referenza e ridurre il rischio commerciale nella fase iniziale.
In un mercato insulare, dove le dimensioni della domanda privata possono risultare limitate, la capacità del settore pubblico di diventare il primo cliente dell’innovazione può favorire la nascita di attività successivamente esportabili.
La compra pública innovadora potrebbe inoltre valorizzare alcune caratteristiche specifiche delle Canarie. Le isole costituiscono un ambiente adatto a sperimentare soluzioni per energie rinnovabili, mobilità, gestione idrica, agricoltura in condizioni climatiche difficili, osservazione dello spazio, economia marina, sanità a distanza e gestione sostenibile dei flussi turistici.
Sandbox tecnologica: le Canarie come territorio di sperimentazione
La Ley Canaria de la Ciencia prevede anche uno spazio controllato nel quale imprese, amministrazioni e organizzazioni potranno testare tecnologie, prodotti, servizi e modelli di business prima della loro introduzione definitiva sul mercato.
È il modello delle cosiddette sandbox, già utilizzato in diversi Paesi per la finanza digitale, l’intelligenza artificiale, l’energia e la mobilità.
La possibilità di sperimentare in un contesto controllato può ridurre i rischi iniziali, consentire di verificare l’efficacia delle tecnologie e favorire il dialogo tra innovatori e autorità pubbliche.
Per le Canarie, la sandbox può diventare uno strumento di posizionamento internazionale. L’arcipelago dispone di condizioni territoriali e climatiche particolari, infrastrutture scientifiche, connessioni con Europa, Africa e America Latina e un regime economico-fiscale distinto da quello della Spagna continentale.
Questi elementi possono rendere le isole un laboratorio naturale per tecnologie ambientali, sistemi energetici, gestione delle risorse, servizi digitali e attività connesse allo spazio e all’oceano.
La differenza, ancora una volta, dipenderà dall’attuazione concreta. Una sandbox può attrarre investimenti soltanto se offre tempi certi, competenze tecniche e condizioni di sperimentazione realmente competitive.
Il collegamento con REF e Zona Especial Canaria
La nuova legge inserisce espressamente la ricerca e l’innovazione all’interno degli obiettivi strutturali del Régimen Económico y Fiscal de Canarias.
Il Governo regionale è chiamato a promuovere gli strumenti del REF e, in particolare, la Zona Especial Canaria, per sostenere la costituzione e la crescita delle piccole e medie imprese innovative, lo sviluppo di progetti di R&S e l’assunzione di personale qualificato.
Il richiamo alla ZEC non introduce però una nuova agevolazione e non modifica il regime vigente.
L’aliquota dell’imposta sulle società resta fissata al 4%, entro i limiti e per le attività alle quali il regime può essere applicato. Rimangono inoltre necessari:
-
- l’autorizzazione preventiva del Consorcio de la Zona Especial Canaria;
-
- lo svolgimento di un’attività ammessa;
-
- l’investimento minimo previsto;
-
- la creazione e il mantenimento dei posti di lavoro richiesti;
-
- una struttura adeguata all’attività esercitata;
-
- una presenza economica effettiva nelle isole.
Una start-up tecnologica non diventa automaticamente un’entità ZEC. Allo stesso modo, un’attività digitale non può essere considerata innovativa soltanto perché viene svolta online.
La valutazione deve riguardare le funzioni concretamente esercitate, il personale impiegato, gli strumenti utilizzati, i rischi economici assunti e il luogo in cui vengono prese le decisioni.
Deduzioni per R&S: più vantaggi, ma legati alle attività svolte nelle isole
La legge non modifica immediatamente le percentuali delle deduzioni per ricerca, sviluppo e innovazione applicabili nelle Canarie. Indica però la direzione che dovrà seguire una futura revisione del REF.
Il Governo canario dovrà promuovere un collegamento più chiaro e verificabile tra le maggiorazioni fiscali e le attività effettivamente realizzate con personale e mezzi localizzati nell’arcipelago.
La finalità è evitare che i vantaggi fiscali siano utilizzati per progetti formalmente attribuiti alle Canarie, ma sostanzialmente sviluppati altrove.
Per le imprese che intendono creare laboratori, assumere personale qualificato e svolgere realmente le funzioni tecnologiche nelle isole, questa impostazione può aumentare la certezza del diritto e rafforzare la stabilità dell’investimento.
Per le strutture prive di effettiva presenza economica, la nuova direzione rappresenta invece un limite. Il modello perseguito dalla legge è quello di un incentivo legato alla crescita del territorio, non alla semplice localizzazione formale di una società o di un diritto immateriale.
Quali opportunità per le imprese italiane
La riforma può risultare interessante per imprese italiane attive nella tecnologia, nelle energie rinnovabili, nella ricerca sanitaria, nella gestione ambientale, nella digitalizzazione, nell’audiovisivo, nell’economia marina e nei servizi ad alto contenuto professionale.
Le principali opportunità riguardano:
-
- la creazione di insediamenti tecnologici reali;
-
- la collaborazione con università e centri di ricerca;
-
- la fornitura di beni e servizi al settore pubblico;
-
- la partecipazione a progetti di compra pública innovadora;
-
- la sperimentazione di tecnologie nelle isole;
-
- l’integrazione tra ZEC, deduzioni R&S e altri strumenti del REF, quando compatibili;
-
- l’accesso a personale qualificato e infrastrutture scientifiche.
Il progetto deve però essere valutato nel suo complesso. Un’aliquota fiscale ridotta non compensa automaticamente un modello operativo inefficiente.
Prima dell’investimento devono essere considerati anche il costo del personale, la disponibilità di competenze specialistiche, gli immobili, l’energia, la logistica insulare, i collegamenti, l’accesso al credito e le dimensioni del mercato.
La convenienza delle Canarie cresce quando il vantaggio fiscale si combina con una ragione industriale o professionale per svolgere l’attività nell’arcipelago. Diventa invece più fragile quando l’insediamento è costruito esclusivamente intorno all’aliquota del 4%.
Una riforma positiva, senza scorciatoie fiscali
La Ley Canaria de la Ciencia rappresenta un passo avanti per l’ecosistema economico dell’arcipelago. Per la prima volta in modo così organico, ricerca, imprese, talento, REF, appalti innovativi e semplificazione vengono inseriti all’interno di una strategia unitaria.
Il tipo zero dell’IGIC può sostenere gli investimenti del sistema pubblico della ricerca e generare nuove opportunità per i fornitori privati. I termini dimezzati possono ridurre uno degli ostacoli più rilevanti per i progetti tecnologici. La compra pública innovadora e la sandbox possono trasformare le isole in un ambiente di sperimentazione e sviluppo.
La legge non crea però una nuova agevolazione universale per tutte le imprese tecnologiche. Non modifica l’aliquota ZEC, non elimina i requisiti di investimento e occupazione e non attenua la necessità di una presenza economica effettiva.
Il vero cambiamento consiste nella direzione intrapresa: le Canarie vogliono utilizzare la fiscalità agevolata per attrarre attività produttive, conoscenza e occupazione qualificata, non semplici strutture societarie.
Per un investitore italiano, la domanda non deve quindi essere soltanto quanto si possa risparmiare fiscalmente, ma se le Canarie offrano le condizioni industriali, professionali e scientifiche necessarie per sviluppare un progetto reale e competitivo.
Quando questa condizione esiste, la nuova legge può rendere l’arcipelago sensibilmente più interessante. Quando manca, il beneficio fiscale, da solo, difficilmente può garantire la sostenibilità dell’investimento.
Fonti
-
- Ley 4/2012, de 25 de junio, de medidas administrativas y fiscales, articolo 52.
-
- Ley 27/2014, de 27 de noviembre, del Impuesto sobre Sociedades, articolo 35.
-
- Normativa della Zona Especial Canaria e del Régimen Económico y Fiscal de Canarias.
-
- Normativa europea sugli aiuti di Stato alla ricerca, allo sviluppo e all’innovazione.
Articolo aggiornato al 29 luglio 2026. Il contenuto ha carattere informativo e non sostituisce la valutazione giuridica, fiscale ed economica del singolo progetto d’investimento.
Aggiornamento del 17 agosto 2026 – Successivamente alla pubblicazione originaria della Ley 5/2026 è stata pubblicata nel BOC n. 163 del 14 agosto 2026 una correzione di errori. La disposizione sul tipo zero IGIC trova ora riferimento nell’art. 33.Tres.8º del testo refundido IGIC/AIEM approvato con Decreto Legislativo 1/2025 ed è efficace dal 17 agosto 2026.


